domenica 30 novembre 2025

Come organizzare la casa da soli dopo una separazione: routine, errori e soluzioni di un papà casalingo

 Viaggio nella disperazione di un casalingo: cronache (molto umane) di sopravvivenza domestica

Essere un uomo di 63 anni, separato, con due figli giovani e una casa da mandare avanti non rientrava nel mio piano originale di vita. Avrei preferito dedicare quel tempo prezioso alla storia, alle mie letture su Napoleone, ai miei video per il canale YouTube, ai progetti digitali e persino alla mia eterna battaglia contro la procrastinazione.
E invece eccomi qui, protagonista inconsapevole di un nuovo capitolo: la vita da casalingo.

Lo ammetto senza vergogna: le pulizie non sono mai state il mio forte. Anzi, erano proprio l’antitesi della mia natura analitica e metodica. Nella mia precedente vita coniugale ero un “valido collaboratore”, sì, ma con un ruolo subordinato. Il direttore dei lavori era lei: decideva cosa, quando e come pulire; sceglieva i detersivi giusti; organizzava i tempi e la strategia come se stesse preparando la campagna d’Italia del 1796. Io ero il fante semplice che eseguiva.

Lampadari, tapparelle, oggetti da spostare, lavori che richiedevano forza o altezza? Erano affar mio.
Metodologia, coordinamento, passaggi successivi? Tutti affar suo.

Poi la vita cambia, e con essa le responsabilità.
Oggi in casa ci siamo io e i miei due figli, e la stragrande maggioranza delle incombenze domestiche è sulle mie spalle. Non c’è un “capo” che dirige le operazioni. Non c’è una voce fuori campo che ricorda cosa manca o cosa è fuori posto. Ci sono solo le mie mani, il mio cervello e un numero indefinibile di superfici da pulire.

Ed è qui che inizia il viaggio nella disperazione di un casalingo.


La rivelazione: serve un’organizzazione

All’inizio ho pensato ingenuamente: vabbè, pulire una casa non può essere così complesso.
Errore madornale.

Mi muovevo come un soldato confuso sul campo di battaglia. Camminavo verso la cucina, vedevo un velo di polvere: fermo tutto, devo spolverare.
Stavo riempiendo la lavatrice, ma intravedevo un oggetto storto in salotto: stop, riassettiamo.
Andavo a prendere una tazza per il caffè e notavo una briciola sul piano: non posso ignorarla.

Così facendo, non finivo mai nulla.
Era un perpetuo inseguire micro-problemi sparsi come piccole imboscate nemiche lungo il fronte.

Ho capito, dopo settimane di caos, che questa strategia non funzionava.
L’ho abbandonata come Napoleone abbandonò la campagna di Russia: con rassegnazione, fatica e un pizzico di dignità ferita.

Ho iniziato quindi a costruire una mia routine personale, senza cercare di imitare Marie Kondo o le influencer del pulito con le loro case immacolate che sembrano set cinematografici.


1. La regola d’oro: rifai il letto (sempre)

La mia prima rivoluzione domestica parte da un libro famoso: Fatti il letto, dell’


ammiraglio William H. McRaven.
Non è il genere di lettura che mi aspettavo di consultare, ma devo dire che mi ha stupito. L’idea è semplice: inizia la giornata completando un compito facile, e già ti sentirai meglio.

E aveva ragione.

Appena sveglio, dopo aver lavato i denti e bevuto il mio bicchiere d’acqua, rifaccio il letto.
Non mi interessa la psicologia dietro: è veloce, è semplice e soprattutto mi evita quella sensazione deprimente di rientrare in camera e trovare le lenzuola come un campo di battaglia.

Primo step fatto. E senza soffrire.


2. La colazione: ordine immediato

La mia colazione è un rituale:

  • Caffè con la Nespresso

  • Latte e cereali

  • Due fette di pan bauletto con marmellata

Un menu semplice, da uomo pratico che non vuole perdere tempo.

E dopo? Subito pulizia.

Lavo tazze e cucchiaini, sciacquo il lavandino, asciugo.
Tutto richiede pochi secondi, ma fa un’enorme differenza: vedere la cucina sgombra al mattino è uno dei piccoli piaceri della vita.


3. Il bagno: il regno del caos (causato dai figli)

Il bagno è la stanza più critica.
Preferisco pulirlo la sera, con calma. Lo lascio splendente, quasi da rivista.
E poi succede il miracolo rovesciato: i figli rientrano, magari tardi, e in dieci minuti fanno sembrare il bagno la tenda da campo dopo Wagram.

Non c’è libro di McRaven che tenga di fronte a due adolescenti insonni.

Ma ho preso l’abitudine di fare un controllo rapido al mattino:

  • asciugo il lavandino

  • rimetto in ordine gli oggetti

  • passo velocemente la spugna sullo specchio, se serve

Non è una pulizia profonda, ma è sufficiente per mantenere il controllo del territorio.


4. La cucina serale: il fronte più impegnativo

La cucina è il luogo in cui, ogni sera, avviene il “grande disastro”. Piatti, pentole, schizzi sul piano di lavoro: una battaglia quotidiana.

Mi sono dato una regola ferrea:
mai andare a dormire con la cucina sporca.

La sera, terminata la cena, entro in modalità “operazione di bonifica”:

  • metto i piatti in lavastoviglie

  • pulisco i fornelli

  • sgrasso il piano

  • passo la spugna sui mobili vicini

È un impegno, ma ti giuro che svegliarsi al mattino con la cucina pulita è una sensazione che vale tutto lo sforzo.


5. Le camere: ordine variabile (a seconda delle giornate)

La gestione delle camere cambia molto se sono in smart working.

Nei giorni normali riesco solo a spolverare velocemente e aprire bene le finestre.
Ma nei giorni in smart working, durante la pausa pranzo faccio il colpo grosso:

  • passo l’aspirapolvere

  • rassetto gli oggetti

  • pulisco piccoli accumuli di polvere

Mangio al volo un panino, quindi mi restano trenta minuti buoni.
E li sfrutto bene: sembra una piccola sciocchezza, ma questa mezz’ora fa la differenza tra una casa vissuta e una casa abbandonata.


6. Il sabato mattina: la grande battaglia settimanale

Il sabato mattina è il mio appuntamento fisso con le pulizie approfondite.
Vuoi perché ho più tempo, vuoi perché la settimana accumula sempre qualcosa, questo è il giorno in cui divento realmente un “casalingo serio”.

Le operazioni prevedono:

  • spolveraggio completo dei mobili

  • aspirapolvere in ogni stanza

  • lavaggio accurato dei pavimenti

  • pulizia dei bagni più dettagliata

  • controllo degli angoli dimenticati

Ci metto quattro ore.
Lo ammetto: sono lento, metodico, quasi pignolo.
Ma alla fine della mattina la casa è pulita, ordinata, respirabile.

E, sorprendentemente, questo mi dà un senso di pace che non pensavo possibile.
Forse è così che ci si sente dopo una vittoria tattica.


Cosa ho imparato da questo viaggio?

  1. Le pulizie non sono scontate.
    Dietro una casa ordinata c’è un lavoro enorme che molti uomini ignorano fino a quando non lo fanno da soli.

  2. Serve disciplina.
    Non diversa da quella che uso per i miei video storici, per il mio canale o per scrivere contenuti.

  3. Una routine ti salva la vita.
    Anche nelle pulizie, come nella crescita personale, la differenza la fanno le micro-abitudini.

  4. Non bisogna combattere tutto in un giorno.
    La casa è un fronte eterno: lo gestisci, non lo conquisti.

  5. Fare ordine fuori aiuta a fare ordine dentro.
    Essere casalingo, paradossalmente, mi ha reso più efficiente anche nel lavoro creativo.


E qui entra in gioco il Personal Branding

Perché raccontare tutto questo?
Perché fa parte della mia storia.

Chi segue il mio canale YouTube dedicato alla storia napoleonica sa che spesso parlo non solo di battaglie e imperatori, ma anche di vita, disciplina, routine e trasformazioni personali.

Raccontare il mio percorso da "casalingo improvvisato" è un modo per essere autentico.
E la verità è che anche qui, come in una campagna napoleonica, bisogna saper organizzare le risorse, pianificare, correggere gli errori, mantenere il morale alto e procedere passo dopo passo.

Se ti appassionano:

  • la storia

  • le vite dei grandi personaggi

  • le curiosità sull’epoca napoleonica

  • i miei esperimenti di crescita personale

  • e vuoi sostenere questo percorso di rinascita

allora ti invito con piacere a visitare e iscriverti al mio canale:
👉 YouTube: Napoleone1769

Ogni iscrizione è un incoraggiamento, ogni visual è un passo avanti, ogni commento un dialogo che arricchisce entrambi.


Conclusione: il casalingo che non ti aspetti

Non avrei mai pensato di scrivere un post del genere.
Fino a qualche anno fa mi vedevo come un uomo immerso nei libri, nei progetti digitali, nella vita lavorativa e nei mille piani per diventare una versione migliore di me stesso.

Oggi sono tutto questo… e anche un casalingo.
E, incredibilmente, non lo vivo come una sconfitta, ma come un’evoluzione.

Pulire casa non è soltanto togliere polvere o lavare pavimenti.
È un modo per prendersi cura di sé e delle persone che vivono con te.
È un gesto di responsabilità, di autonomia, e persino di dignità.

E mentre passo l’aspirapolvere o lavo i piatti, mi capita di pensare:
se Napoleone fosse stato casalingo, probabilmente avrebbe inventato il modo più veloce e metodico per rendere la casa perfetta.

Io non sono Napoleone.
Ma, nel mio piccolo, cerco ogni giorno di migliorarmi — come uomo, come padre, come professionista, come creatore… e anche come casalingo.

E questo viaggio, fatto di fatica, ironia e qualche detersivo, è un altro passo verso quella rivoluzione personale che sto costruendo giorno dopo giorno



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