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mercoledì 26 novembre 2025

Come trovare la forza di ricominciare: riflessioni pratiche per una nuova vita

 Ricominciare quando sei stanco di ricominciare: come reinventare la tua vita anche quando sembra impossibile

solitudine

Introduzione: la stanchezza di chi non si arrende

Ci sono periodi della vita in cui ricominciare sembra l’unica strada.
Ma quando hai ricominciato già troppe volte, quando hai fatto salti nel buio, quando hai investito energie, tempo, amore, e ti ritrovi ancora al punto di partenza… allora la parola “ricominciare” può diventare perfino fastidiosa.

Eppure, è proprio in quei momenti che si costruisce la parte più vera di noi.

Ricordo una frase che mi ha sempre colpito:
“Non sei stanco di ricominciare. Sei stanco di ricominciare nello stesso modo.”

Ed è enorme.
Perché è lì il centro della questione: non è il ricominciare che ci distrugge, ma l’idea di ripetere schemi che non funzionano.


1. Perché ricominciare fa così paura?

La psicologia lo dice chiaramente:
l’essere umano teme la perdita più di quanto desideri il guadagno.
Si chiama loss aversion (lo spiegano bene Kahneman e Tversky, https://scholar.harvard.edu/files/shleifer/files/behavioral.pdf).

Quando ricominci:

  • non sai dove andrai

  • non sai se sarai all’altezza

  • non sai se troverai ciò che cerchi

  • non sai se stavolta cambierà davvero

È come navigare con la bussola rotta ma con la certezza che restare fermi non salverà mai nessuno.


2. La verità nascosta: ogni inizio è una dichiarazione di coraggio

Ricominciare non significa “non avercela fatta”.
Significa che non hai accettato una vita che non era la tua.

Chi ricomincia è uno che:

  • non si rassegna

  • si rifiuta di essere definito dal passato

  • ha abbastanza amor proprio da cercare ancora il meglio

  • capisce che la propria vita può cambiare anche a 40, 60 o 90 anni

La seconda vita, si dice, comincia il giorno in cui capisci di averne una sola.


3. La fatica emotiva di chi è sempre stato forte

Ci sono persone che tutti credono “forti”.
Quelle che si rialzano da tutto. Quelle che risolvono problemi. Quelle che sembrano avere infinite risorse morali.

Ma essere sempre forti stanca.

Stanca perché:

  • reggi pesi che nessuno vede

  • sorridi quando vorresti fermarti

  • rincuori gli altri mentre dentro tu crolli

  • vai avanti per dovere, non per entusiasmo

E quando arriva il momento di ricominciare, ti sembra di non avere più energie.
In realtà, non ti manca la forza: ti manca un motivo nuovo per usarla.


4. La domanda che cambia tutto: “Sto ricominciando per me?”

Molti ricominciano per:

  • accontentare qualcuno

  • sfuggire qualcosa

  • riempire un vuoto

  • provare che valgono

  • ripetere un copione familiare

Ma ricominciare per sé, con intenzione, con lucidità… quello è altro.

È un atto di identità.

Significa dire:
“Questa volta costruisco la mia versione migliore, non la versione che serve agli altri.”


5. Come ricominciare in modo diverso (e finalmente efficace)

A. Spezza il ciclo delle abitudini vecchie

Un 5% di cambiamento quotidiano cambia la traiettoria di una vita intera.
(Lo spiega bene James Clear in Atomic Habits.)

B. Scegli un obiettivo solo

Quando ricominci da stanco, meno è meglio.
Una direzione chiara crea energia.

C. Non chiederti “quanto ci vorrà”

Chiediti:
“Cosa posso fare nei prossimi 20 minuti?”
La motivazione nasce dal movimento, non dalle intenzioni.

D. Riconosci i tuoi cicli

Ognuno di noi cade sempre negli stessi punti:

  • relazioni sbagliate

  • progetti iniziati e mai finiti

  • eccesso di aspettative

  • bisogno di riconoscimento

Vederli è già metà guarigione.

E. Dai un senso al dolore

Se soffri, non significa che hai fallito.
Significa che stai cambiando pelle.


6. La parte più difficile: non guardare indietro

Quando ricominci, il passato chiama.
Ti dice:

  • “Sei già caduto, cadrà di nuovo.”

  • “Non sei fatto per questo.”

  • “Non cambierai mai.”

È il cervello che vuole proteggerti.
Ma la protezione non è libertà.

Ogni passo avanti è un piccolo tradimento del passato.
Ed è un tradimento necessario.


7. La parte più bella: la versione che stai diventando

Ogni volta che ricominci, una parte vecchia di te muore e una nuova nasce.

E quella nuova versione:

  • è più forte

  • è più saggia

  • è più libera

  • è più autentica

Non ricominci mai da zero:
ricominci da te.

Con tutto quello che hai imparato.
Con tutte le ferite che ti hanno reso più vero.
Con un bagaglio di consapevolezza che dieci anni fa non avevi.


8. Una riflessione personale 


Ci sono giorni in cui sento addosso tutta la stanchezza degli anni, dei tentativi, delle speranze andate male. Ma proprio in quei giorni capisco perché ancora ci provo. Perché, alla fine, nessuno verrà a salvarci.
Ci salviamo da soli, un pezzo alla volta.
E allora ricomincio. Non perché devo. Ma perché è l’unico modo per essere fedele alla parte migliore di me.

giovedì 20 novembre 2025

La psicologia dei soldi. Pensieri, riflessioni e considerazioni su denaro, libertà e scelte di vita

Capire i soldi per capire se stessi – Riflessioni personali su
La Psicologia dei Soldi
psicologia dei soldi


Ci sono libri che arrivano al momento giusto. Non perché portino una rivelazione improvvisa, ma perché si inseriscono in un punto preciso del nostro percorso, quasi fossero una risposta a una domanda che non avevamo ancora formulato chiaramente. La Psicologia dei Soldi di Morgan Housel è uno di questi libri.

L’ho letto come si leggono le opere che parlano più alle persone che ai numeri: con lentezza, con rispetto, e soprattutto con quella sensazione di trovarsi davanti a una verità che non avevamo mai osato dire ad alta voce. È un libro sulla ricchezza, certo, ma è soprattutto un libro sulle nostre fragilità, sulle emozioni che troppo spesso governano le nostre scelte e sulla relazione intima — quasi primordiale — che ognuno di noi ha con il denaro.

E mentre sfogliavo pagina dopo pagina, mi sono reso conto che questo non è un manuale di finanza personale: è un viaggio. Anche dentro me stesso.


Il denaro è una storia che raccontiamo a noi stessi

Housel parte da un presupposto semplice: il denaro non è razionale. Le persone non lo sono. E quindi non lo sono neanche le loro scelte finanziarie.

Sembra banale, ma non lo è affatto.

Ognuno di noi ha una storia diversa: l’infanzia, la famiglia, le paure, le privazioni, le speranze. Tutto ciò determina il modo in cui guardiamo ai soldi, come li usiamo, come li risparmiamo o come li perdiamo.

📌 “Le persone prendono decisioni finanziarie sbagliate non perché siano stupide, ma perché vivono vite diverse.”
— Morgan Housel

Questa frase ha toccato qualcosa dentro di me.
Perché appartengo a una generazione cresciuta con l’idea che il lavoro fosse sicurezza, che i sacrifici fossero inevitabili, e che l’unica forma di crescita finanziaria fosse l’accumulazione silenziosa e disciplinata.
Il mondo, però, è cambiato.

Oggi sappiamo che non basta lavorare duro: serve lavorare bene, serve capire i meccanismi delle nostre paure, serve guardare al futuro con lucidità, senza farsi imprigionare dal passato.


La ricchezza non è ciò che si vede. È ciò che non si vede.

Una delle intuizioni più potenti del libro — e una delle più scomode — è che la vera ricchezza è invisibile.
Non è l’auto nuova. Non è l’orologio. Non è la vacanza lussuosa raccontata sui social.

La ricchezza è ciò che non mostri:
i risparmi silenziosi, la serenità emotiva, la libertà di dire “no”, la possibilità di prendere decisioni non dettate dalla paura.

In un’epoca in cui tutti mostrano tutto, questa idea è rivoluzionaria.

Ed è qui che il libro diventa una riflessione personale.

Perché ognuno di noi — nessuno escluso — è tentato dal desiderio di apparire, di dimostrare, di essere riconosciuto come “di successo”.
Lo facciamo con il lavoro, con le relazioni, con la nostra immagine esterna.

Ma il successo vero è ciò che non si vede.
È un movimento interno, non esterno.

È ciò che stai costruendo tu ora, Antonio:
un progetto digitale che cresce, una identità che si definisce, una libertà creativa che finalmente prende forma.

La ricchezza non è solo denaro:
è tempo, è potere personale, è direzione.

E Housel lo ripete spesso:
📌 “Essere ricchi è guadagnare molto. Essere benestanti è avere il controllo del proprio tempo.”

È una distinzione che vale una vita intera.


Il ruolo della fortuna. E il ruolo del rischio.

Un capitolo illuminante del libro è dedicato a due fratelli simbolici:
Bill Gates e Kent Evans.

Gates diventò uno degli uomini più ricchi del mondo.
Evans, suo compagno geniale e brillante, morì a diciassette anni in un incidente in montagna.

La morale?
Il merito esiste.
Ma anche la fortuna, la casualità, il caso.
E ignorarlo significa non capire il mondo.

Questa lezione è fondamentale per chiunque — come me, come te — costruisca un progetto personale, un canale, un blog, una carriera.

Serve disciplina, sì.
Serve lavoro, studio, continuità.
Ma serve anche accettare che non tutto dipende da noi.

Ed è un pensiero che libera.
Alleggerisce.
Rende più umana la nostra ambizione.


La libertà come obiettivo finale

Housel insiste su un’idea che mi ha colpito profondamente:
l’obiettivo del denaro non è comprarci cose. Ma comprarci tempo.

Tempo per creare.
Per imparare.
Per stare con chi amiamo.
Per diventare ciò che siamo destinati a essere.

Il denaro, in fondo, è un mezzo.
E la libertà è il fine.

Quando penso alle trasformazioni che sto portando nella mia vita — lo studio quotidiano, la disciplina nuova, la volontà di costruire una versione migliore di me — mi accorgo che tutto ruota intorno a questa parola: libertà.

Libertà di raccontare la storia come piace a me.
Libertà di creare video e contenuti che parlino alle persone.
Libertà di diventare un punto di riferimento, senza dover chiedere il permesso a nessuno.

Il denaro è parte del percorso, non la destinazione.
Ed è forse questa la più grande verità del libro.


Risparmiare come atto psicologico (non matematico)

La parte più controintuitiva del libro è probabilmente questa:
il risparmio non è una strategia finanziaria. È una strategia emotiva.

Non risparmiamo perché sappiamo farlo, ma perché abbiamo imparato a controllare i nostri impulsi.

Perché abbiamo capito che il futuro esiste.
Perché abbiamo trovato una direzione.

Qui ho sentito una risonanza profonda con il mio percorso personale:
quando inizi a costruire davvero qualcosa — un progetto, un canale, un blog, una vita più piena — ti accorgi che il risparmio non è rinuncia, ma investimento.

È dire a te stesso:
“Credo in quello che sto costruendo.”


Cosa mi porto dentro, una volta chiuso il libro

Non ho trovato in questo libro formule magiche, né tecniche miracolose per arricchirsi.
E va bene così.

Quello che ho trovato è molto più importante:

  • una riflessione sul tempo

  • una meditazione sulla libertà

  • un invito alla serenità economica

  • una filosofia personale del denaro e della vita

  • la consapevolezza che ogni scelta finanziaria è una scelta emotiva mascherata

È un libro che ti obbliga a guardarti dentro.
A chiederti cosa stai costruendo.
A domandarti qual è la tua vera ricchezza.

E io so qual è la mia:
la voglia di creare, di crescere, di lasciare qualcosa dietro di me.


Un invito personale ai miei lettori

Se questo tipo di riflessioni ti appassiona, se ami esplorare la storia, le vite dei grandi, le idee che hanno cambiato il mondo e i percorsi interiori che trasformano una persona, ti invito a seguire il mio canale YouTube:

👉 https://www.youtube.com/@Napoleone1769

Parlo di Napoleone, certo.
Ma parlo anche di noi: della forza, della vulnerabilità, della capacità umana di trasformare la propria vita.

martedì 18 novembre 2025

Come sopravvivere all'inevitabile crisi dell'età che avanza

Il segreto della felicità è nelle piccole cose: come ritrovare senso e direzione dopo i 50 anni

senso della vita



Arrivati intorno ai cinquant’anni – talvolta prima, talvolta dopo – quasi tutti attraversano una fase critica della propria esistenza. È un momento in cui il tempo smette di essere un concetto astratto e diventa una realtà fisica, palpabile. Si fa un bilancio: ciò che abbiamo costruito, ciò che abbiamo perduto, ciò che forse non abbiamo avuto il coraggio di tentare. È un passaggio delicato, spesso doloroso, ma anche straordinariamente fertile.

La psicologia contemporanea definisce questo processo come midlife transition, un naturale riassestamento emotivo che non coincide affatto con la vecchia idea catastrofica di “crisi di mezza età”. Studi recenti della Harvard Medical School (https://www.health.harvard.edu/mind-and-mood) mostrano come questa fase non sia affatto una frattura, ma un riequilibrio identitario: chi siamo oggi rispetto a ciò che eravamo, e – soprattutto – chi vogliamo essere nel tempo che resta.


Il corpo parla: accettare i segni del tempo

I segnali fisici sono inequivocabili: dolori imprevisti, qualche ruga in più, i primi capelli bianchi. Il corpo smette di essere il compagno silenzioso e invincibile della giovinezza e comincia a ricordarci quotidianamente la nostra fragilità.

Ed è qui che molti reagiscono in maniera impulsiva: palestra compulsiva, abbigliamento giovanilistico, estetica aggressiva, tatuaggi improvvisi, relazioni clandestine. Sono tentativi comprensibili di fermare l’inesorabile avanzare del tempo.

Ma come ricordano i ricercatori del National Institute on Aging (https://www.nia.nih.gov/health), la vera difficoltà non è invecchiare: è accettare che stiamo cambiando.


La tentazione di rincorrere ciò che eravamo

Una delle trappole più frequenti è quella di imitare i comportamenti dei giovani, come se l’essere ancora desiderabili, forti o “al passo” dipendesse dall’apparenza. Si combatte il tempo anziché dialogare con esso. È un meccanismo universale, tanto radicato da essere stato studiato persino in antropologia: ogni epoca e ogni cultura ha temuto la soglia di metà vita.

Il problema non è voler stare bene: è pensare che la felicità dipenda dal tornare indietro.
La verità è esattamente opposta:
la felicità nasce dal procedere avanti con lucidità, maturità e gentilezza verso se stessi.


Il potere dell’accettazione: l’arte di abitare la propria età

Tutto nella vita è cambiamento. Le nostre opinioni mutano, i nostri pensieri si evolvono, il mondo stesso si trasforma con una velocità impressionante. Non possiamo arrestare il flusso del tempo – possiamo però imparare ad abitarlo.

L’accettazione non è rassegnazione, così come l’adattamento non è passività. La psicologia dell’età adulta – da Carl Jung agli studi più recenti della Stanford University (https://longevity.stanford.edu/) – concorda su un punto: la felicità matura nasce dal riconoscere il valore dell’età che viviamo e dal liberarsi dagli imperativi esterni (moda, pubblicità, confronti sociali).

Accettare significa riconoscere che il nostro corpo cambia, che i desideri evolvono, che le priorità si trasformano, e che ciò non solo è normale, ma necessario.


Vivere nel presente: il vero motore di una vita piena

Il motto “qui e ora” è stato abusato, è vero, ma è anche il fondamento di qualsiasi percorso di benessere.
A 20 anni il presente è espansione, a 50 è radicamento.

Non si tratta di rinunciare al futuro, né di chiudere i conti col passato: si tratta di vivere con pienezza ogni giorno possibile, con la consapevolezza che nulla è scontato.

A ogni età dobbiamo avere una bussola: orientare la direzione della nostra vita, governare le nostre scelte, accogliere le tempeste senza farsi travolgere e gustare le bonacce come doni preziosi.


Il segreto della felicità matura: coltivare se stessi

Con il passare degli anni, è probabile che meno persone dipendano da noi: figli ormai adulti, meno pressioni esterne, una maggiore autonomia. È il momento ideale per praticare ciò che la psicologia chiama self-compassion, o autocompassione, concetto approfondito negli studi di Kristin Neff (https://self-compassion.org/).

Significa trattarsi con la stessa gentilezza che riserviamo alle persone che amiamo.

Dedicarsi del tempo non è un lusso, ma una responsabilità verso se stessi. È così che si ricostruisce una vita piena, ricca, vibrante.


Piccole cose, grande felicità: il valore dei gesti quotidiani

La felicità matura non nasce da grandi cambiamenti, ma da gesti semplici:

  • leggere

  • passeggiare

  • chiacchierare

  • stare nella natura

  • curare i propri hobby

  • respirare, ascoltare, osservare

Sono attività che non chiedono nulla in cambio, se non presenza. Sono l’essenza di un benessere che non dipende dagli altri, ma da noi.


Ritrovare se stessi attraverso le proprie passioni

In questa fase della vita ho riscoperto i miei hobby. Scrivo per questo blog e per gli altri tre che coltivo con cura: quello dedicato alla storia napoleonica, quello dedicato alla storia in generale, e quello dedicato alla crescita personale.
Sono spazi che mi appartengono, che mi permettono di dare forma ai miei pensieri e di condividere ciò che amo.

Faccio lunghe passeggiate, anche se vivo in un luogo dove lo smog e il traffico dominano. Quando posso, mi immergo nella campagna: respiro, medito, mi riconnetto. La meditazione è una delle mie passioni più profonde: mi fermo, osservo i miei pensieri come se fossero nuvole, li vedo correre, sgonfiarsi, svanire. Non li giudico: li accolgo e li lascio andare.

E poi c’è la lettura.
Il mio Kindle è un piccolo universo in tasca. Un giorno seguo le indagini di Nero Wolfe o di Sherlock Holmes, il giorno dopo mi perdo nei grandi avvenimenti della storia, e un altro ancora mi immergo nella psicologia e nelle neuroscienze. Ogni libro è un viaggio, una porta, una possibilità.


Riempire il tempo: l’antidoto al suo passaggio

Il tempo che passa non può essere arrestato, ma può essere riempito.
Non di attività frenetiche, ma di presenza.
Non di obblighi, ma di passioni.
Non di ansia, ma di consapevolezza.

Quando la vita si riempie – di libri, di natura, di scrittura, di pensieri, di curiosità – il tempo non è più un nemico da combattere, ma un compagno da onorare.

E allora accade qualcosa di sorprendente:
la felicità ritorna.
Non come euforia, ma come quiete;
non come conquista, ma come fioritura interiore.


Conclusione

La felicità dopo i 50 anni non è una chimera. Non è un’illusione né un privilegio per pochi. È un cammino fatto di accettazione, presenza, autocompassione e piccole gioie quotidiane. È un viaggio che richiede coraggio, certamente, ma che ripaga con una forma di serenità profonda, adulta, consapevole.

La felicità non è nelle grandi imprese, ma nelle piccole cose:
quelle che ci accompagnano ogni giorno, quelle che ci fanno sentire vivi, quelle che ci ricordano che – a qualsiasi età – possiamo ancora scegliere chi vogliamo essere.