mercoledì 16 marzo 2016

Come incrementare le visite al blog

Credo che questo sia il tipo di post più diffuso sul web.

Tutti coloro che aprono un blog hanno il desiderio di essere letti. Nulla di più frustrante che scrivere un post e vedere che nessuno ci capiti sopra, nemmeno per sbaglio, che Google non se lo fili proprio Un blog, insomma che non legge nemmeno tua madre o tua sorella.




Cominci allora a cercare delle strategie, delle dritte per capire come fanno alcuni che pubblicano delle amene sciocchezze ad avere migliaia di visualizzazioni.

Il consiglio numero 1 è sempre lo stesso: scrivere contenuti di qualità. 


  • lapalissiano, ma sicuramente vero. Certo se mi metto a copiare o scrivo giusto due righe è più che probabile che nessuno mi legga. E' anche vero, però che il web è pieno di blog o siti con contenuti veramente notevoli, ma con poco traffico e altri veramente penosi con tante visite. Volendo rimanere nel "giusto mezzo" diciamo che è condizione necessaria, ma non sufficiente scrivere bene avendo contenuti di valore
Il consiglio numero 2 è:

  • scegliere argomenti interessanti. Anche qui siamo all'ovvio, ma chi scrive in un blog,  tratta di argomenti che lo interessano. Nulla può fare se gli stessi o sono tropo inflazionati o non interessano. La soluzione è quella di  studiare. Specializzarsi in un argomento di nicchia e trattare dello stesso. Difficile? Sì, penso proprio di sì.

Il consiglio numero 3 è diffondere:

  • Se Maometto non va alla montagna, se, cioè nessuno capita sul tuo blog allora devi essere tu che devi andare dai tuoi potenziali lettori. Il mezzo è quello dei Social (Facebook, Twitter, Pinterest) o degli aggregatori di notizie ( Ok Notizie, Diggita,Fai Informazione). Iscriversi a gruppi, forum, che trattano degli argomenti del tuo blog e postare sugli stessi. Strategia semplice che porta a qualche risultato, ma che non risolve il nostro problema di visibilità.
Il consiglio numero 4 è:

  • Scrivere spesso, tenere il blog aggiornato, commentare negli altri blog. La cosa è fattibile, ma il tempo da dedicare comincia a essere tanto, forse troppo.
Conclusione:

Gli ingredienti di cui sopra sono classici e conosciuti. Formule magiche non ve ne sono, diciamo che ci vuole tanta applicazione, tanta costanza e forse  un pizzico di fortuna

Il pastore della meraviglia

A Napoli il presepe è più di una tradizione soprattutto per quelli della mia età.


Nella mia infanzia, la costruzione del presepe era un appuntamento che aspettavo con ansia.

pastore della meraviglia

Vedevo mio padre cominciare a inizio novembre a trasportare in casa pezzi di legno e di sughero e capivo che ormai l'ora era giunta.
Papà declamava le sue intenzioni costruttive, come un architetto che spiega il suo progetto.
" Quest'anno il presepe lo faccio diverso. Le grotte a destra e tutto il paese a sinistra"
Io e le mie sorelle incantati davamo la nostra incondizionata e non richiesta approvazione.
Solo mamma sembrava non essere particolarmente felice. Sapeva che per un mese e mezzo la casa sarebbe stata invasa da polvere e da puzza di colla.
Dopo una rapida consultazione con mia madre si liberava un pezzo del salotto per fare spazio al presepe. Ogni sera, ma soprattutto nei fine settimana cominciava il lavoro. Prima il progetto, poi lo scheletro e così giorno dopo giorno il presepe prendeva forma.
Le montagne, le grotte . Poi i particolari, le strade, l'illuminazione, i decori.

Restavo incantato a guardare, mi sembrava di assistere a qualcosa di  magico.

Quando ormai il presepe era finito veniva il momento in cui noi bambini diventavamo protagonisti: la posa dei pastori.

Dalla soffitta veniva tirata giù la scatola con le statuine ognuna avvolta con cura in un foglio di giornale.

Cominciavamo a scartarle ed ecco che comparivano gli zampognari, il cacciatore, la Madonna, San Giuseppe, gli angeli, e tutta una serie di pastori.
C'era quello con la pecorella sulle spalle, Benito il pastore dormiente, il pescatore, il caldarrostaio, il pescivendolo.
 Il pastore che mi piaceva di più è quello che a Napoli chiamiamo "il pastore della meraviglia". Esso è raffigurato quasi sempre con le mani alzate e la bocca aperta  con l'espressione tipica di chi assiste a qualcosa di fenomenale e inaspettato.

Oggi sulla mia scrivania fa bella presenza proprio questa statuina Mi fa compagnia e mi fa ricordare i tempi passati.

Numeri

La mia vita è fatta di numeri.

Ho avuto sempre un'incredibile dote che è quella di ricordare tutti i numeri che incontravo.

Li leggo e li memorizzo. Essi cominciano a far parte della mia vita, compagni più indissolubili di un matrimonio cristiano.


Quando non mi servono più li vorrei scacciare, vorrei cacciarli via, anche in malo modo.

Loro no, non se ne vogliono andare e rimangono fissati, scolpiti nella mia memoria.

E così si fanno compagnia vecchi numeri telefonici, targhe di auto, date di nascita. Non sembrando soffrire del sovraffollamento, anzi cercano sempre nuove compagnie.

Sono anche giocherelloni i miei numeri, ogni tanto fanno capolino, si presentano prepotenti e mi fanno ricordare il tempo passato, anche quello che vorrei tenere chiuso in un'ermetica scatola.

Compagni numeri ogni tanto vi odio, ma non posso fare a meno di voi.

Il riposo di un non guerriero

Animus pugnandi, efficienza, motivazione quante cose ci sono richieste in questo mondo moderno.
biblioteca

Per chi non ha voglia di combattere, la sconfitta è assicurata.

Non c'è una via di mezzo: ogni mattina devi indossare la tua corazza e affrontare il mondo. Piccole battaglie, per carità tipo la sveglia che non suona o la colazione fatta in fretta o furia.
Quando sei per strada è il traffico il tuo peggior nemico o i mezzi pubblici che non passano mai.

Arrivi al lavoro, se hai la fortuna di averlo e affronti colleghi e capi. Una vasta umanità fatta di invidiosi, gelosi e depressi. Dovranno pur passare le 8 o 10 ore che devi passare in loro compagnia. 
Ma poi sai che dovrai riaffrontare il traffico, dovrai aspettare i mezzi pubblici, fare a gomitate, sentire l'olezzo rivoltante dei tuoi vicini.

La ricompensa di tutto questo combattere è il ritorno a casa dove ti aspettano i tuoi familiari anch'essi stanchi e arrabbiati che aspettano te per sfogare tutta la loro rabbia repressa.

Il letto è l'ultima spiaggia. Poche ore di sonno agitato e la battaglia ricomincia. Uguale a quella del giorno precedente come in un infernale girone dantesco.

Resistere, combattere o abbandonarsi e lasciarsi andare?

martedì 15 marzo 2016

Elettricità

Non so proprio spiegarlo, ma è quella sensazione che d'improvviso ti prende. E' come se il tuo corpo fosse attraversato da milioni di fili elettrici impazziti. Una corrente prima calda, poi fredda ti attraversa il corpo,
Il primo organo che reagisce è lo stomaco.
No, non è un crampo, nè un dolore, ma una sensazione di vuoto, di nodo, di peso.

Subito è la testa a farsi sentire.

Un cerchio doloroso, intenso sottile, persistente. Un calore che ti prende le gote e il collo. Le orecchie si fanno di fuoco.

Cominci poi a sentire un ronzio incessante. un frastuono che ti intorpidisce, ma che nello stesso tempo ti fa impazzire.

Infine le gambe. I quadricipiti sembrano stretti in una morsa avvolgente. Fai fatica a stare seduto. Vorresti alzarti, ma le gambe ti respingono.

La chiamano ansia. Per me è la schifezza della vita.

C'è da fare quello che c'è da fare

Non esiste metodo alcuno, ma solo la triste esperienza di colui che tocca con mano la cattiveria del cuore umano.
Ti accorgi di esistere solo perché le tue mani sono fredde come il marmo e il tuo stomaco è come se avesse ricevuto mille pugni.
Un ronzio incessante colpisce la tua testa mentre il disgusto prende il sopravvento.
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